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Valori e Principi

VALORI E PRINCIPI DI RIFERIMEMTO
PROPOSTE PER UN’AZIONE SOCIALE DI BUON SENSO

Onesti Cittadini opera secondo i Principi ed i Valori di riferimento di seguito indicati, condivisi da tutti gli aderenti e base fondamentale su cui strutturare tutte le attività nell’ ambito sociale e politico del Movimento.

LA PERSONA
Onesti Cittadini riconosce e tutela il rispetto globale della persona umana, senza differenza di sesso, età, estrazione sociale, credo religioso o nazionalità.
La persona è intesa come elemento fondamentale e soggetto attivamente responsabile della crescita morale e materiale propria e della Società. Noi crediamo, infatti che ogni persona possa apprezzare la libertà e con passione cercarla; possa, e debba, formare e guidare, di sua libera iniziativa, la sua vita personale e sociale, assumendosene personalmente la responsabilità. La libertà, infatti, non solo permette ad ognuno di mutare convenientemente lo stato di cose a lui esterno, ma determina la crescita del suo essere persona, mediante scelte conformi al vero bene collettivo;  in tal modo, ogni singolo cittadino collabora attivamente alla costruzione dell'ordine sociale.
La persona è costitutivamente un essere sociale e  la sua natura si manifesta, infatti, come natura di un essere che risponde ai propri bisogni sulla base di una soggettività relazionale, ossia alla maniera di un essere libero e responsabile, il quale riconosce la necessità di integrarsi e di collaborare con i propri simili ed è capace di comunione con loro nell'ordine della conoscenza e dell'amore.
La socialità umana non è uniforme, ma assume molteplici espressioni. Il bene comune dipende, infatti, da un sano pluralismo sociale. Le molteplici società sono chiamate a costituire un tessuto unitario ed armonico, al cui interno sia possibile ad ognuna conservare e sviluppare la propria fisionomia e autonomia.

VOLONTARIATO NELLA SOCIETA’ ED IN POLITICA PER LA SOCIETA’
L’impegno al servizio della collettività deve essere disinteressato e rivolto esclusivamente al perseguimento del bene comune. “Onesti Cittadini” persegue l’ ambizioso progetto dell’ ampia partecipazione dei cittadini alla vita sociale e politica, offrendo loro la possibilità effettiva di concorrere alla formazione delle scelte politiche, nell’ interesse di tutti.
L’attività politica non deve essere un “mestiere”, ma un servizio reso secondo la spinta motivazionale del volontariato per perseguire esclusivamente il bene comune.
Le esigenze del bene comune derivano dalle condizioni sociali di ogni epoca e sono strettamente connesse al rispetto e alla promozione integrale della persona e dei suoi diritti fondamentali. Tali esigenze riguardano anzitutto l'impegno per una pacifica convivenza, l'organizzazione dei poteri dello Stato, un solido ordinamento giuridico, la salvaguardia dell'ambiente, la prestazione di quei servizi essenziali delle persone, alcuni dei quali sono al tempo stesso diritti dell'uomo: alimentazione, abitazione, lavoro, educazione e accesso alla cultura, trasporti, salute, libera circolazione delle informazioni e tutela della libertà religiosa.
Il bene comune impegna tutti i membri della società: nessuno è esentato dal collaborare, a seconda delle proprie capacità, al suo raggiungimento e al suo sviluppo.
Ecco, dunque, la spinta motivazionale di Onesti Cittadini: il bene comune esige di essere servito pienamente, non secondo visioni riduttive subordinate ai vantaggi di parte che se ne possono ricavare, ma in base a una logica che tende alla più larga assunzione di responsabilità. Il bene comune è conseguente alle più elevate inclinazioni dell'uomo, ma è un bene arduo da raggiungere, perché richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse proprio.
La responsabilità di conseguire il bene comune compete, oltre che alle singole persone, anche allo Stato, poiché il bene comune è la ragion d'essere dell'autorità politica. Lo Stato, infatti, deve garantire coesione, unitarietà e organizzazione alla società civile di cui è espressione, in modo che il bene comune possa essere conseguito con il contributo di tutti i cittadini. L'uomo singolo, la famiglia, i corpi intermedi non sono in grado di pervenire da se stessi al loro pieno sviluppo; da ciò deriva la necessità di istituzioni politiche, la cui finalità è quella di rendere accessibili alle persone i beni necessari — materiali, culturali, morali, spirituali — per condurre una vita veramente umana. Per assicurare il bene comune, il governo di ogni Paese ha il compito specifico di armonizzare con giustizia i diversi interessi settoriali. La corretta conciliazione dei beni particolari di gruppi e di individui è una delle funzioni più delicate del potere pubblico. Non va dimenticato, inoltre, che nello Stato democratico, in cui le decisioni sono solitamente assunte a maggioranza dai rappresentanti della volontà popolare, coloro ai quali compete la responsabilità di governo sono tenuti ad interpretare il bene comune del loro Paese non soltanto secondo gli orientamenti della maggioranza, ma nella prospettiva del bene effettivo di tutti i membri della comunità civile, compresi quelli in posizione di minoranza.
Onesti Cittadini intende promuovere la completa attuazione del “principio di sussidiarietà”.
Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti. Questo principio si impone perché ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha qualcosa di originale da offrire alla comunità. L'esperienza attesta che la negazione della sussidiarietà, o la sua limitazione in nome di una pretesa democratizzazione o uguaglianza di tutti nella società, limita e talvolta anche annulla lo spirito di libertà e di iniziativa.
Con il principio della sussidiarietà contrastano forme di accentramento, di burocratizzazione, di assistenzialismo, di presenza ingiustificata ed eccessiva dello Stato e dell'apparato pubblico: intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l'aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese. Il mancato o inadeguato riconoscimento dell'iniziativa privata, anche economica, e della sua funzione pubblica, nonché i monopoli, concorrono a mortificare il principio della sussidiarietà.
All'attuazione del principio di sussidiarietà corrispondono: il rispetto e la promozione effettiva del primato della persona e della famiglia; la valorizzazione delle associazioni e delle organizzazioni intermedie, nelle proprie scelte fondamentali e in tutte quelle che non possono essere delegate o assunte da altri; l'incoraggiamento offerto all'iniziativa privata, in modo tale che ogni organismo sociale rimanga a servizio, con le proprie peculiarità, del bene comune; l'articolazione pluralistica della società e la rappresentanza delle sue forze vitali; la salvaguardia dei diritti umani e delle minoranze; il decentramento burocratico e amministrativo; l'equilibrio tra la sfera pubblica e quella privata, con il conseguente riconoscimento della funzione sociale del privato; un'adeguata responsabilizzazione del cittadino nel suo « essere parte » attiva della realtà politica e sociale del Paese.
Diverse circostanze possono consigliare che lo Stato eserciti una funzione di supplenza. Si pensi, ad esempio, alle situazioni in cui è necessario che lo Stato stesso promuova l'economia, a causa dell'impossibilità per la società civile di assumere autonomamente l'iniziativa; si pensi anche alle realtà di grave squilibrio e ingiustizia sociale, in cui solo l'intervento pubblico può creare condizioni di maggiore eguaglianza, di giustizia e di pace. Alla luce del principio di sussidiarietà, tuttavia, questa supplenza istituzionale non deve prolungarsi ed estendersi oltre lo stretto necessario, dal momento che trova giustificazione soltanto nell'eccezionalità della situazione. In ogni caso, il bene comune correttamente inteso, le cui esigenze non dovranno in alcun modo essere in contrasto con la tutela e la promozione del primato della persona e delle sue principali espressioni sociali, dovrà rimanere il criterio di discernimento circa l'applicazione del principio di sussidiarietà.
Caratteristica conseguenza della sussidiarietà è la partecipazione, che si esprime, essenzialmente, come si è già detto, in una serie di attività mediante le quali il cittadino, come singolo o in associazione con altri, direttamente o a mezzo di propri rappresentanti, contribuisce alla vita culturale, economica, sociale e politica della comunità civile cui appartiene. La partecipazione alla vita comunitaria non è soltanto una delle maggiori aspirazioni del cittadino, chiamato ad esercitare liberamente e responsabilmente il proprio ruolo civico con e per gli altri, ma anche uno dei pilastri di tutti gli ordinamenti democratici, oltre che una delle maggiori garanzie di permanenza della democrazia. Il governo democratico, infatti, è definito a partire dall'attribuzione, da parte del popolo, di poteri e funzioni, che vengono esercitati a suo nome, per suo conto e a suo favore; è evidente, dunque, che ogni democrazia deve essere partecipativa. Ciò comporta che i vari soggetti della comunità civile, ad ogni suo livello, siano informati, ascoltati e coinvolti nell'esercizio delle funzioni che essa svolge.
La partecipazione si può ottenere in tutte le possibili relazioni tra il cittadino e le istituzioni: a questo fine, particolare attenzione deve essere rivolta ai contesti storici e sociali nei quali essa dovrebbe veramente attuarsi. Il superamento degli ostacoli culturali, giuridici e sociali, che spesso si frappongono come vere barriere alla partecipazione solidale dei cittadini alle sorti della propria comunità, richiede un'opera informativa ed educativa. Meritano una preoccupata considerazione, in questo senso, tutti gli atteggiamenti che inducono il cittadino a forme partecipative insufficienti o scorrette e alla diffusa disaffezione per tutto quanto concerne la sfera della vita sociale e politica: si pensi, ad esempio, ai tentativi dei cittadini di « contrattare » le condizioni più vantaggiose per sé con le istituzioni, quasi che queste fossero al servizio dei bisogni egoistici, e alla prassi di limitarsi all'espressione della scelta elettorale, giungendo anche, in molti casi, ad astenersene.
Inoltre, per servire tutti i cittadini con la spinta motivazionale del volontariato, anche in politica, secondo i principi di cui sopra, Onesti Cittadini proporrà una modifica legislativa alla normativa vigente concernente la retribuzione dei politici ai vari livelli (locale/nazionale), affinché i candidati eletti in occasione delle consultazioni amministrative o nazionali, percepiscano una retribuzione non superiore a quella effettivamente percepita e dichiarata dagli stessi, con le rispettive attività lavorative, nei due anni precedenti l’elezione. In caso di elezione di studenti o di cittadini in attesa di occupazione la retribuzione da loro percepita sarà pari alla minore tra gli eletti nella legislatura.
In attesa di variazioni legislative in tal senso gli aderenti a Onesti Cittadini, in caso di elezione, si impegneranno a rifiutare la parte eccedente la retribuzione loro prevista, secondo i criteri di cui sopra o a devolverla ad opere di volontariato sociale.
Poiché l’ impegno politico non deve essere una fonte di guadagno, al cittadino eletto dovrà essere garantito lo stipendio percepito con il proprio lavoro (del quale non potrà occuparsi fino a quando sussistono gli impegni politici assunti), più eventuali documentati rimborsi spese per i “fuori sede”. Questo è il significato del “Volontariato Politico” di Onesti Cittadini.

ONESTA’ E TRASPARENZA
Il cittadino che assume l’onere di contribuire alla gestione della res publica deve agire in ogni circostanza con responsabilità, onestà, lealtà e deve essere incensurato, non gravato da condanne penali definitive.
L’ operato deve essere in ogni circostanza irreprensibile e scevro da finalità di lucro personale.

LA FAMIGLIA
La Famiglia è la cellula primaria e fondamentale dell’ intera Società e, in quanto tale, va tutelata in via prioritaria.
La famiglia è importante e centrale in riferimento alla persona. In questa culla della vita e dell'amore, l'uomo nasce e cresce: quando nasce un bambino, alla società viene fatto il dono di una nuova persona.  Nella famiglia, pertanto, il dono reciproco di sé da parte dell'uomo e della donna uniti in matrimonio crea un ambiente di vita nel quale il bambino può  sviluppare le sue potenzialità, diventare consapevole della sua dignità e prepararsi ad affrontare il suo unico ed irripetibile destino.
Nel clima di naturale affetto che lega i membri di una comunità familiare, le persone sono riconosciute e responsabilizzate nella loro integralità.  La prima e fondamentale struttura a favore dell' “ecologia umana” è la famiglia, in seno alla quale l'uomo riceve le prime e determinanti nozioni intorno alla verità ed al bene, apprende che cosa vuol dire amare ed essere amati e, quindi, che cosa vuol dire in concreto essere una persona. Gli obblighi dei suoi membri, infatti, non sono limitati dai termini di un contratto, ma derivano dall'essenza stessa della famiglia, fondata su un patto coniugale irrevocabile e strutturata dai rapporti che ne derivano in seguito alla generazione o all'adozione dei figli. 
La famiglia, comunità naturale in cui si esperimenta la socialità umana, contribuisce in modo unico e insostituibile al bene della società. La comunità familiare, infatti, nasce dalla comunione delle persone: la “comunione” riguarda la relazione personale tra l'“io” e il “tu”. La “comunità” invece supera questo schema nella direzione di una “società”, di un “noi”. La famiglia, comunità di persone, è pertanto la prima “società” umana ».
Una società a misura di famiglia è la migliore garanzia contro ogni deriva di tipo individualista o collettivista, perché in essa la persona è sempre al centro dell'attenzione in quanto fine e mai come mezzo. È del tutto evidente che il bene delle persone e il buon funzionamento della società sono strettamente connessi con una felice collocazione della comunità coniugale e familiare. Nella famiglia vengono inculcati fin dai primi anni di vita i valori morali, si trasmette il patrimonio spirituale della comunità religiosa e quello culturale della Nazione. In essa si fa l'apprendistato delle responsabilità sociali e della solidarietà.
Onesti Cittadini afferma la priorità della famiglia rispetto alla società e allo Stato. La famiglia, infatti, almeno nella sua funzione procreativa, è la condizione stessa della loro esistenza. Nelle altre funzioni a vantaggio di ciascuno dei suoi membri essa precede, per importanza e valore, le funzioni che la società e lo Stato devono svolgere. La famiglia, soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato. Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia.
Ogni modello sociale che intenda servire il bene dell'uomo non può prescindere dalla centralità e dalla responsabilità sociale della famiglia. La società e lo Stato, nelle loro relazioni con la famiglia, hanno invece l'obbligo di attenersi al principio di sussidiarietà. In forza di tale principio, le autorità pubbliche non devono sottrarre alla famiglia quei compiti che essa può svolgere bene da sola o liberamente associata con altre famiglie; d'altra parte, le stesse autorità hanno il dovere di sostenere la famiglia assicurandole tutti gli aiuti di cui essa ha bisogno per assumere in modo adeguato tutte le sue responsabilità.
Con l'opera educativa, la famiglia forma l'uomo alla pienezza della sua dignità secondo tutte le sue dimensioni, compresa quella sociale. La famiglia, infatti, costituisce una comunità di amore e di solidarietà che è in modo unico adatta ad insegnare e a trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società. Esercitando la sua missione educativa, la famiglia contribuisce al bene comune e costituisce la prima scuola di virtù sociali, di cui tutte le società hanno bisogno. Le persone sono aiutate in famiglia a crescere nella libertà e nella responsabilità, premesse indispensabili per l'assunzione di qualsiasi compito nella società. Con l'educazione, inoltre, vengono comunicati, per essere assimilati e fatti propri da ciascuno, alcuni valori fondamentali, necessari per essere cittadini liberi, onesti e responsabili.
Dunque nella famiglia nascono e si formano Onesti Cittadini.
Infine, le famiglie, lungi dall'essere solo oggetto dell'azione politica, possono e devono diventare soggetto di tale attività, adoperandosi affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non solo non offendano, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia. In tal senso le famiglie devono crescere nella coscienza di essere “protagoniste” della cosiddetta “politica familiare” e assumersi la responsabilità di trasformare la società. A tale scopo va rafforzato l'associazionismo familiare. Le famiglie hanno il diritto di formare associazioni con altre famiglie e istituzioni per svolgere il ruolo della famiglia in modo conveniente ed effettivo, come pure per proteggere i diritti, promuovere il bene e rappresentare gli interessi della famiglia. Sul piano economico, sociale, giuridico e culturale, deve essere riconosciuto il legittimo ruolo delle famiglie e delle associazioni familiari nella elaborazione e nell'attuazione dei programmi che interessano la vita della famiglia.
TUTELA DELLA VITA
Strettamente legata alla tutela della famiglia è la tutela della Vita, di ogni Vita.
La Vita deve essere tutelata fin dal primo istante, dunque dal concepimento. Andrebbe agevolata la formazione di associazioni, anche di volontariato, dedite alla tutela della vita nel complesso, dalla diffusione informativa al supporto materiale delle persone e famiglie in difficoltà.

GIOVANI, SCUOLA E UNIVERSITA’
I Giovani, futuro della Società, vanno stimolati, incentivati, anche con politiche sociali che incentivino le loro iniziative in campo economico e sociale.
Si deve consentire ai giovani di apprendere ed agire autonomamente e diventare capaci di assumersi responsabilmente il compito di affrontare, con competenze adeguate, i rischi legati ad un contesto economico mobile e spesso imprevedibile nei suoi scenari evolutivi. Il percorso lavorativo dei giovani deve trovare forme concrete di sostegno, a cominciare dal sistema formativo, al fine di agevolare il superamento di eventuali fasi di cambiamento, incertezza e precarietà.
La scuola ha una fondamentale importanza nella formazione del giovane e quindi della Società e pertanto si deve porre al centro della politiche per lo sviluppo. A tal proposito andrebbero analizzati e rinnovati i programmi delle scuole dell’ obbligo al fine di consentire ai giovani, ed alle rispettive famiglie, di individuare il percorso formativo successivo che rispecchia maggiormente le inclinazioni e le predisposizioni del ragazzo o della ragazza al fine di “ottimizzare” le risorse umane e formare una società competente.

LAVORO, IMPRESE, ECONOMIA
Si deve incentivare la nascita di nuove imprese e attività commerciali, unico strumento per la creazione di nuovi posti di lavoro. La “parola d’ordine” è “sussidiarietà”: lo Stato deve supportare ed assistere il cittadino che investe onestamente e rischia in proprio per creare un’attività economica. Ogni attività commerciale, efficiente, contribuisce a creare benessere sociale.
“Sussidiarietà” anche per incentivare il lavoro, soprattutto quello giovanile, mediante la riduzione progressiva della pressione fiscale sulle imprese e sui datori di lavoro: ridurre il cuneo fiscale ed aumentare le retribuzioni.
Lo Stato deve agevolare la formazione di un mercato concorrenziale, infatti un vero mercato concorrenziale è uno strumento efficace per conseguire importanti obiettivi di giustizia: moderare gli eccessi di profitto delle singole imprese; rispondere alle esigenze dei consumatori; realizzare un migliore utilizzo ed un risparmio delle risorse; premiare gli sforzi imprenditoriali e l’ abilità di innovazione; far circolare l’ informazione, in modo che sia davvero possibile confrontare ed acquistare prodotti in un contesto di sana concorrenza.
In definitiva lo Stato ha il dovere di assecondare l’attività delle imprese, creando condizioni che assicurino occasioni di lavoro, stimolandola ove essa risulti insufficiente, o sostenendola nei momenti di crisi. Lo Stato ha il diritto di intervenire per rimuovere situazioni particolari di monopolio o per svolgere funzioni di supplenza in situazioni eccezionali.
Il lavoro umano non soltanto procede dalla persona, ma è anche essenzialmente ordinato e finalizzato ad essa. Indipendentemente dal suo contenuto oggettivo, il lavoro deve essere orientato verso il soggetto che lo compie, perché lo scopo del lavoro, di qualunque lavoro, rimane sempre la persona. Anche se non può essere ignorata l'importanza della componente oggettiva del lavoro sotto il profilo della sua qualità, tale componente, tuttavia, va subordinata alla realizzazione delle persone, e quindi alla dimensione soggettiva, grazie alla quale è possibile affermare che il lavoro è per l'uomo e non l'uomo per il lavoro e che lo scopo del lavoro, di qualunque lavoro eseguito dall'uomo — fosse pure il lavoro più “di servizio”, più monotono, nella scala del comune modo di valutazione, addirittura più emarginante — rimane sempre l'uomo stesso.
Il lavoro umano possiede anche un'intrinseca dimensione sociale. Il lavoro di una persona, infatti, si intreccia naturalmente con quello di altri uomini. Oggi più che mai lavorare è un lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri: è un fare qualcosa per qualcuno. Anche i frutti del lavoro offrono occasione di scambi, di relazioni e d'incontro. Il lavoro, pertanto, non si può valutare giustamente se non si tiene conto della sua natura sociale: giacché se non sussiste un corpo veramente sociale e organico, se un ordine sociale e giuridico non tutela l'esercizio del lavoro, se le varie parti, le une dipendenti dalle altre, non si collegano fra di loro e mutuamente non si compiono, se, quel che è di più, non si associano, quasi a formare una cosa sola, l'intelligenza, il capitale, il lavoro, l'umana attività non può produrre i suoi frutti, e quindi non si potrà valutare giustamente né retribuire adeguatamente, dove non si tenga conto della sua natura sociale e individuale.
La proprietà privata e pubblica nonché i vari meccanismi del sistema economico devono essere predisposti per un'economia al servizio delle persone, in modo che contribuiscano ad attuare il principio della destinazione universale dei beni. In tale prospettiva diventa rilevante la questione relativa alla proprietà e all'uso delle nuove tecnologie e conoscenze, che costituiscono, nel nostro tempo, un'altra forma particolare di proprietà, di importanza non inferiore a quella della terra e del capitale. 
I problemi odierni dell'occupazione chiamano in causa le responsabilità dello Stato, al quale compete il dovere di promuovere politiche attive del lavoro, cioè tali da favorire la creazione di opportunità lavorative all'interno del territorio nazionale, incentivando a questo scopo il mondo produttivo. Il dovere dello Stato non consiste tanto nell'assicurare direttamente il diritto al lavoro di tutti i cittadini, irreggimentando l'intera vita economica e mortificando la libera iniziativa dei singoli, quanto piuttosto nell’ assecondare l'attività
delle imprese, creando condizioni che assicurino occasioni di lavoro, stimolandola ove essa risulti insufficiente o sostenendola nei momenti di crisi soprattutto con sgravi fiscali.
L'impresa deve caratterizzarsi per la capacità di servire il bene comune della società mediante la produzione di beni e servizi utili. Cercando di produrre beni e servizi in una logica di efficienza e di soddisfacimento degli interessi dei diversi soggetti implicati, essa crea ricchezza per tutta la società: non solo per i proprietari, ma anche per gli altri soggetti interessati alla sua attività. Oltre a tale funzione tipicamente economica, l'impresa svolge anche una funzione sociale, creando opportunità d'incontro, di collaborazione, di valorizzazione delle capacità delle persone coinvolte. Nell'impresa, pertanto, la dimensione economica è condizione per il raggiungimento di obiettivi non solo economici, ma anche sociali e morali, da perseguire congiuntamente. 
L'obiettivo dell'impresa deve essere realizzato in termini e con criteri economici, ma non devono essere trascurati gli autentici valori che permettono lo sviluppo concreto della persona e della società.
Il libero mercato è un'istituzione socialmente importante per la sua capacità di garantire risultati efficienti nella produzione di beni e servizi. Storicamente, il mercato ha dato prova di saper avviare e sostenere, nel lungo periodo, lo sviluppo economico. Vi sono buone ragioni per ritenere che, in molte circostanze, il libero mercato sia lo strumento più efficace per collocare le risorse e rispondere efficacemente ai bisogni. Onesti Cittadini apprezza i sicuri vantaggi che i meccanismi del libero mercato offrono, sia per una migliore utilizzazione delle risorse, sia per l'agevolazione dello scambio dei prodotti; questi meccanismi, soprattutto, pongono al centro la volontà e le preferenze della persona che nel contratto si incontrano con quelle di un'altra persona.
Il libero mercato non può essere giudicato prescindendo dai fini che persegue e dai valori che trasmette a livello sociale. Il mercato, infatti, non può trovare in se stesso il principio della propria legittimazione. Spetta alla coscienza individuale e alla responsabilità pubblica stabilire un giusto rapporto tra mezzi e fini. L'utile individuale dell'operatore economico, sebbene legittimo, non deve mai diventare l'unico obiettivo. Accanto ad esso, ne esiste un altro, altrettanto fondamentale e superiore, quello dell'utilità sociale, che deve trovare realizzazione non in contrasto, ma in coerenza con la logica di mercato. Quando svolge le importanti funzioni sopra ricordate, il libero mercato diventa funzionale al bene comune e allo sviluppo integrale dell'uomo, mentre l'inversione del rapporto tra mezzi e fini può farlo degenerare in una istituzione disumana e alienante, con ripercussioni incontrollabili.
  Il mercato assume una funzione sociale rilevante nelle società contemporanee, perciò è importante individuarne le potenzialità più positive e creare condizioni che ne permettano il concreto dispiegamento. Gli operatori devono essere effettivamente liberi di confrontare, valutare e scegliere tra varie opzioni, tuttavia la libertà, in ambito economico, deve essere regolata da un appropriato quadro giuridico, tale da porla al servizio della libertà umana integrale: la libertà economica è soltanto un elemento della libertà umana. Quando quella si rende autonoma, quando cioè l'uomo è visto più come un produttore o un consumatore di beni che come un soggetto che produce e consuma per vivere, allora perde la sua necessaria relazione con la persona umana e finisce con l'alienarla ed opprimerla.
L'azione dello Stato e degli altri poteri pubblici, anche in questo settore, deve conformarsi al principio di sussidiarietà e creare situazioni favorevoli al libero esercizio dell'attività economica; essa deve anche ispirarsi al principio di solidarietà e stabilire dei limiti all'autonomia delle parti per difendere la più debole. La solidarietà senza sussidiarietà, infatti, può degenerare facilmente in assistenzialismo, mentre la sussidiarietà senza solidarietà rischia di alimentare forme di localismo egoistico. Per rispettare questi due fondamentali principi, l'intervento dello Stato in ambito economico non deve essere né invadente, né carente, bensì commisurato alle reali esigenze della società.
 Lo Stato deve sollecitare i cittadini e le imprese alla promozione del bene comune provvedendo ad attuare una politica economica che favorisca la partecipazione di tutti i suoi cittadini alle attività produttive. Il rispetto del principio di sussidiarietà deve spingere le autorità pubbliche a ricercare condizioni favorevoli allo sviluppo delle capacità d'iniziativa individuali, dell'autonomia e della responsabilità personali dei cittadini, astenendosi da ogni intervento che possa costituire un condizionamento indebito delle forze imprenditoriali.
In vista del bene comune si deve sempre perseguire con costante determinazione l'obiettivo di un giusto equilibrio tra libertà privata ed azione pubblica, intesa sia come intervento diretto in economia, sia come attività di sostegno allo sviluppo economico. In ogni caso, l'intervento pubblico dovrà attenersi a criteri di equità, razionalità ed efficienza, e non sostituire l'azione dei singoli, contro il loro diritto alla libertà di iniziativa economica. Lo Stato, in questo caso, diventa deleterio per la società: un intervento diretto troppo pervasivo finisce per deresponsabilizzare i cittadini e produce una crescita eccessiva di apparati pubblici guidati più da logiche burocratiche che dall'obiettivo di soddisfare i bisogni delle persone.
PRESSIONE FISCALE EQUA E SOSTENIBILE. TAGLIO DELLE SPESE SUPERFLUE
La raccolta fiscale e la spesa pubblica assumono un'importanza economica cruciale per ogni comunità civile e politica: l'obiettivo verso cui tendere è una finanza pubblica capace di proporsi come strumento di sviluppo e di solidarietà. Una finanza pubblica equa, efficiente, efficace, produce effetti virtuosi sull'economia, perché riesce a favorire la crescita dell'occupazione, a sostenere le attività imprenditoriali e le iniziative senza scopo di lucro, e contribuisce ad accrescere la credibilità dello Stato quale garante dei sistemi di previdenza e di protezione sociale, destinati in particolare a proteggere i più deboli. 
La finanza pubblica si orienta al bene comune quando si attiene ad alcuni fondamentali principi: il pagamento delle imposte come specificazione del dovere di solidarietà; razionalità ed equità nell'imposizione dei tributi; rigore e integrità nell'amministrazione e nella destinazione delle risorse pubbliche. Nel ridistribuire le risorse, la finanza pubblica deve seguire i principi della solidarietà, dell'uguaglianza, della valorizzazione dei talenti, e prestare grande attenzione a sostenere le famiglie e le piccole e medie imprese, destinando a tal fine un'adeguata quantità di risorse.
Inoltre, la crescente pressione fiscale sui cittadini blocca ogni possibilità di ripresa dell’economia. E’ necessaria un’inversione di tendenza.

SICUREZZA E GIUSTIZIA
Anche in questo ambito è fondamentale un deciso impegno per la diffusione, soprattutto nelle scuole, della “Cultura della Legalità”. Si deve rincominciare a diffondere il concetto che la legalità è innanzitutto un valore che ogni singolo deve praticare, perseguire e pretendere: prevenzione primaria e partecipazione.

VOLONTARIATO E SOLIDARIETA’
Favorire il volontariato sociale per ottimizzare le risorse, senza oneri per lo Stato, e quindi per i cittadini.
Volontariato e Solidarietà: quando e dove lo Stato non riesce ad arrivare, per solidarietà e per il bene di tutta la collettività.

EUROPA E MONDO
Apertura della Società all’ Europa ed al Mondo quale momento di Cooperazione internazionale finalizzata alla solidarietà e collaborazione tra Stati ed alla crescita reciproca.
In ambito europeo e mondiale vanno colte anche le tante occasioni di sviluppo economico.
La scuola deve essere “aperta” a tali contesti preparando i giovani a “pensare e a guardare anche oltre i confini nazionali”.